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UGANDA
Best Practice Award

by Everse Ruhindi CSCBP

The Best Practice Award is an Award of Civil Society Capacity Building Programme that is given to organisations for their exemplary work and dedication to improving the quality of life of people.
According to CSCBP, a Best Practice is defined "as an activity or procedure with unique or innovative features that produces outstanding results in improving the quality of life and has the potential for replication or adaptation".

CSCBP takes cognisance of the fact that there are some organisations, which have been doing commendable work within their communities, but their efforts have never been recognised and honoured. In light of this, the Programme Management Unit (PMU) of the CSCBP decided to come up with The Best Practice Award that targets both the not-for profit and the profit making organisations.
The objectives of the Best Practice Award was
- To recognise and honour organisations with best practices - To motivate organisations to become more innovative and creative - To encourage and create synergies and cross learning between the not-for profit and the profit making organisations for the development of the country.
Process of Selection
I n order to ensure high levels of objectivity in selecting the winners, the following criteria was adopted:
- Demonstrated commitment to improving the quality of life of the poor or vulnerable people (value adding to the communities). - The degree of satisfaction of the beneficiaries with the organisation's performance. - Degree of creativity and innovation.
Selection Process
The selection process was done in three phases. In all we got 450 nominations, out of which 1/3 were from the private sector. It is therefore with much pleasure that we present to you the eight best organisations out of the 450.
First Runner-up Comboni Samaritan of Gulu
Best Practice Nominated: Explanation of Anti Retroviral Therapy in Gulu District - The organisation has 5,500 registered beneficiaries of which 1450 are ARV beneficiaries. * Have 180 community volunteers that monitor the antiretroviral beneficiaries adherence to drug intake through visits. * Provide training to beneficiaries on memory project and, help them to make their wills through advices of some lawyers. The memory genealogical tree project provides generation information to enable children not to miss out on their background since most of them were born in camps. * Data management for beneficiaries through the software care ware programme, and hard copy files each with photos to avail memories of children whose parents died when they were still young. * Provide skills training, career guidance, talent identification, sponsorship, psychological support and counselling to 1500 orphans and vulnerable children, 28 of which are sponsored at various universities. * Existence of an open door policy where beneficiaries can contact anyone in the organisation. *Promoting human growth and spiritual guidance to the youth, moral values and trust in God, to improve their lives and sustain difficult choices in difficult situations * Established a Cooperative Saving Society "Wawoto Kacel" Cooperative Society Ltd through which HIV/AIDS beneficiaries develop their creativities and self reliance and produce art and crafts in basket weaving, tailoring, card making, bead weaving, cowry shells and broidery. Comboni solicits for markets of the products. Have a policy on staff rotation to various departments in order to enhance their skills and minimise gaps in handling the ever rising stakeholders needs. This is in line with modern management that emphasises multi-skilling and wholistic approach to meeting organisational goals. *Organise annual competition events through drama and sports under the theme "Kick HIV/AIDS out of Gulu" also guided by the motto "choose life, treasure and celebrate life" - Provide 100% free treatment to 255 mothers under Prevention of Mother to Child Transmission (PMTC). Newly born babies are provided with milk for six months, flask and immediate introduction of cups. This is to prevent mothers infecting their newly born babies, through breast feeding. - Provide 100% free medical treatment to 1450 antiretroviral beneficiaries. e.g hospital admission, transport, meals, drugs, fees, burials arrangements, hut repairs for the weak, etc…

Overall Winner: Kapchorwa Commercial Farmers' Association - Commercial Farming This is a business membership based organisation with 44 groups comprising of 1537 individuals (398 female and 1139 male) and was founded in 1999.

Other winners:

* Kyakulumbye Development Foundation (KDF)
Safe Water Integration with Hygiene This is a not for profit making organisation, established in 1992.
* Uganda Muslim Rural Development Association
Home Based Care This is a non profit faith based membership organisation with 480 members and founded in 1992.
* Soroti Catholic Diocese Integrated Development Organisation - Health Services This is a faith based organisation operating 15 health units in six districts.
* Uganda Rural Development and Training Education and Communication for Social Transformation Program
* Diocese of Kinkiizi - Integrated Rural Development Programme; Adolescent Reproductive Health Programme
* Moyo Cooperative Savings and Credit Society Savings and Credit This is a profit making organisation established in 2003

 

***

TERRA
donne senza diritto di proprietà

di Perpetua Ajonye*

UD SUDAN
Donne e terra

Prima parte

Il problema

Nonostante il il Sudan non sia uno degli Stati firmatari della Convenzione sull'Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne (CEDAW), la Costituzione provvisoria per il Sud Sudan, approvata di recente, è ispirata al principio di formulare leggi che non siano discriminanti nei confronti delle donne e di garantire i loro diritti così come previsto dai trattati internazionali sui diritti umani.
Esiste tuttavia una complessità di fattori dietro la violazione del diritto delle donne alla proprietà in Sud Sudan, particolarmente tradizioni discriminanti e la mancanza di una articolata legislazione sulla proprietà della terra per le donne.
Gli abusi attuali sono la conseguenza di un sistema di proprietà legato alla tradizione e patriarcale e dell'insuccesso nel combattere la discriminazione contro le donne. Esempi possono essere facilmente rinvenuti: il limitato potere di ereditare dal marito e la ineguale divisione dell'eredità dei genitori: raramente le figlie ricevono una porzione della proprietà uguale a quella dei figli maschi dal momento che si aspetta che si sposino e così entrino a far parte della famiglia del marito. La divisione dei beni è disuguale anche nel caso di divorzio o separazione, al punto che spesso la donna è mandata via dal marito senza ricevere nulla. Generalmente le mogli non hanno alcun controllo sulla proprietà e sulla terra, e i mariti spesso dispongono di entrambe senza consultare la consorte.
In alcune aree continuano ad esistere pericolose pratiche tradizionali dove le vedove, per conservare i loro beni, entrano in relazioni a rischio che implicano sesso non protetto.

Seconda parte

Una via d'uscita La maggior parte delle donne non è consapevole del proprio diritto alla proprietà di beni e della terra... continua

* Perpetua Ajonye - giudice e consulente legale per le NU a Juba - Sud Sudan

Traduzione di Elena Balatti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agnese Elli, comasca, Missionaria Comboniana dal 1981, si è formata professionalmente a Londra e dal 1991 si trova nel Nord Sudan con una parentesi di due anni in Egitto per lo studio della lingua e cultura araba. Insegnante e responsabile di scuole femminili, durante una vacanza a fine 2005, scrive alcune pagine su temi di grande importanza per la vita missionaria: lo studio delle lingue, l'educazione delle ragazze, il rispetto delle religioni.

Stralciamo:

LE LINGUE AFRICANE NELLA MIA VITA MISSIONARIA

Sono arrivata in Sudan per la prima volta, il 10 gennaio 1991, senza sapere nemmeno una parola di arabo. Avevo studiato l'inglese che mi serviva per insegnare alla "Sisters' School", la scuola superiore della diocesi di Khartoum. Ben presto, però, mi resi conto che l'inglese non era sufficiente, soprattutto se volevo comunicare con la gente comune del villaggio e della strada.
La conoscenza dell'arabo non solo mi ha messo a contatto con il mondo dell'altro, permettendomi di entrare in comunicazione verbale e di comprendere ciò che l'altro mi dice, ma anche di farmi capire. E infatti, in quei primi due anni a Khartoum, ho sperimentato la vera povertà e un certo isolamento.
Le prime due parole arabe imparate furono: bukra e insha'Allah, cioè domani e se Dio vorrà. Sono due parole che la gente ripete spesso ed esprimono come tutto si fa secondo il volere di Dio e se lui lo permette. Bukra, domani, esprime la 'non fretta' con cui si muove il mondo arabo, un ritmo molto diverso del mondo occidentale sempre di corsa…
A Malakal, nel Sud Sudan, sono venuta a contatto con le etnie Shilluk e Nuer. Nonostante l'impegno nella Scuola non mi lasciasse il tempo materiale per uno studio sistematico delle loro lingue, ho avuto qualche nozione di base che mi ha permesso di imparare alcune parole di saluto quali:
shilluk: Deili yot - deila yot; yi bi - ya bi
e nuer: Male - male mago; male madid; male ciumcium Sono tutte espressioni diverse, ma con lo stesso significato: "Come stai? - Io sto bene". Parole semplici che, appena pronunciate, ti fanno sentire parte di quella popolazione. E così concludo, dicendo che la conoscenza della lingua è una porta aperta sul mondo dell'altro.

***

Esmeraldas
capitale del ritmo e della cultura nera
di Maria do Carmo Bogo



Señora de Esmeraldas


Ave María, amada de Dios!
Tú eres el ritmo de nuestros ríos,
Tú, el amor en tiempos de cólera.
Tú, el silencio que sabe a ternura,
Señora de Esmeraldas.
Tú, el regazo para nuestros niños abandonados,
Tú, la maternal intercesora,
Tú, la providencia para el muchacho descarriado,
Señora de Esmeraldas.
Ave María, sol de nuestros mares!
Sin ti, el pescador no pesca ni el campesino cosecha.
Por ti, el esposo regresa donde la esposa,
Por ti, la esposa regresa donde el esposo,
Auxilio de los pecadores, tú eres,
Señora de Esmeraldas.
La esposa de José, tú eres, María
Madre de Jesús y nuestra madre,
Por ti, los hijos encontran a sus padres,
Por ti, el sosiego vuelve a nuestros hogares,
Señora de Esmeraldas.
Ave María, que rezas en nuestros barrios
con brazos abiertos,
Tú, el canto de nuestros cerros
sobre las cumbres de nuestras lomas te paseas,
Señora de Esmeraldas.
Tú recorres los caminos de la mujer casada,
Tú, la hermana y el amparo de la adolescente embarazada,
Tú, compañera de los abuelos desamparados,
Señora de Esmeraldas.
El cielo de tu mirada es un cielo nublado
cuando la pistola dispara,
y en el aire se estrella la bala que mata,
Señora de Esmeraldas.
Sea tu presencia nuestra alegría,
Tú, el amor en tiempos de cólera, María,
Tú, el sueño y la realidad de la paz duradera.
Sin ti, el pescador no pesca ni el campesino cosecha, María.
Tú, la peregrina de nuestros barrios,
Señora de Esmeraldas.
Tú, eres el canto de nuestros cerros
y la centinela de nuestras lomas, María.
Tú, el ritmo de nuestros ríos y el sol de nuestros mares.
Tú silencio sabe a ternura,
Señora de Esmeraldas.

*

ESMERALDAS ribelle e libera!
di Maria do Carmo Bogo

Esmeraldas, situata sulle colline bagnate dall'Oceano Pacifico, è conosciuta come la capitale del ritmo e della cultura nera in Ecuador. Gli abitanti di questa cittadina sono circa 100 mila, in maggioranza mestizos o morenos: discendenti degli antichi Indios e degli Africani qui portati come schiavi al tempo della conquista e occupazione dell'America. "Esmeraldas rebelde y por ser rebelde es libre - Esmeraldas ribelle e per essere ribelle, libera" è il motto degli esmeraldeños gli abitanti della cittadina che porta il nome della stessa provincia. I suoi abitanti, racconta la tradizione, è il frutto del naufragio di un'imbarcazione spagnola carica di schiavi africani i cui sopravvissuti, una ventina più o meno, diedero vita a quella popolazione che ancora oggi ben testimonia le sue origini africane. Indipendenti e trasgressivi, gli esmeraldeños non si sono mai resi al controllo degli spagnoli. Nella zona più bassa della città e lungo le rive del fiume si susseguono, addossati l'uno sull'altro i barrios cioè i quartieri densamente popolati. La gente di questa periferia è emarginata, disprezzata ed isolata da tutti a causa del colore della pelle. La prima cappella dedicata alla Madonna si trova di fronte al parco centrale con il nome di Virgen de las Mercedes. Altre parrocchie della periferia portano il nome di: Virgen de Lurdes, Virgen de los caminos, Virgen de Fatima. La mia poesia, Señora de Esmeraldas, è nata il 13 maggio, festa della Virgen de Fatima. E' lei che ha mosso i miei sentimenti, essendo io portoghese, cresciuta nella simpatia delle apparizioni ai pastorelli. Non avrei mai immaginato che la Madonna di Fatima potesse avventurarsi in una processione in aperto Oceano Pacifico. Il 13 maggio, invece, la Virgen de Fatima ha il magico potere di convocare l'intera flotta esmeraldeña, dalle imbarcazioni più piccole alle grandi, tutte al al suo servizio. A lei è riservato il battello più bello e più grande, ornato di fiori e occupato dal coro, cantanti e suonatori di marimba e della banda. Un gruppo di cittadini segue il corteo dal porto. Al ritorno della Virgen al punto di partenza si organizza la processione via terra fino alla parrocchia che prende da lei il nome: Virgen de Fatima, nel quartiere Las Palmas.

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Perchè canto
di Rosmary Apaza Herrera

Si chiama Rosmary, è peruviana nata a Lima. Appartiene alla provincia comboniana Ecuador-Perù-Colombia; è stata missionaria a Doba, nel Tchad e attualmente in Ecuador. La sua vera missione è CANTARE. Suor Rosmary ha inciso due CD dei quali il primo è intitolato "Estamos de fiesta!" . La sua risposta alla domanda: "Perché canta?" ci sembra un bellissimo messaggio per questo tempo di Pasqua.

Io canto perché la vita è piena d'amore e della melodia di Dio. La musica mi porta ad escoltare il cuore della umanità. C'è una musica che abita in me e si transforma in canzone, in parole che esprimono il sentimento di cui mi parla la realtà. Col mio canto posso trasmettere quello che lo Spirito fa nascere di nuovo nel dolore, nella giustizia, nella lotta per la libertà e per la pace dei popoli. Canto perchè vivo! Canto perchè soffro con il mio popolo. Canto perchè aspetto un mondo con il volto di Dio...che è madre e padre. Canterò sempre affinchè la vita viva!

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DIO è AMORE
dal Sudan, dall'Uganda
dal Mozambico e dall'Italia

Il tema della prima enciclica di papa Benedetto XVI è l'amore: l'amore di Dio, l'amore umano, l'amore tra donna e uomo, l'amore distrutto e ferito, l'amore che si fa solidarietà…
Mentre nella pagina in inglese (clic sulla prima bandierina a sinistra) si trova il commento di Dominic Dipio, docente ugandese, alla lettera, in questa rubrica si susseguiranno riflessioni sullo stesso tema, ma in margine e al di là della stessa lettera.

SUDAN: Pazza per il Signore che mi ama - Mary
SUDAN: Allah dev'essere molto bello! - Mayada
UGANDA: Nessuno si stanca di parlare di amore - Dominic SUDAN: Con quello che la guerra ci ha tolto… è difficile perdonare! - Natalina e altre vedove
ITALIA: Volontaria in carcere da più di vent'anni -
SUDAN: Pochi minuti, forse dieci, prima di ritornare in prigione...
MOZAMBICO
: L'amore a pezzi - Noi bambini diciamo NO alla poligamia


Siamo riuscite a scaricare da Internet, l'Enciclica del Papa, la mattina seguente la sua uscita. L'abbiamo stampata in italiano e in inglese e, stuzzicate dalla trasmissione su SAT 2000, io l'ho letta subito. Ora sto rileggendola con calma. Ne ho distribuito alcune copie tra le e gli insegnanti della scuola e, per me, è un gioiello.
da Port Sudan - Lina Costalunga - insegnante missionaria

Pazza per il Signore che mi ama
Uno di questi pomeriggi, attraversando la strada, mi sono incontrata con Mary, una donna che arrivava dal suo villaggio dopo aver fatto abbastanza strada a piedi e dopo aver viaggiato pure con un mezzo di trasporto. Alla domanda: "Dove vai?" mi risponde: "Sono venuta per andare in chiesa. Pensavo ci fosse la preghiera, ma è tutto chiuso, forse mi sono sbagliata e ritorno a casa. Sai, prima di partire, il marito di mia figlia, quando ha saputo che venivo in chiesa mi ha detto: 'enti maginuna - tu sei pazza' ed io gli ho risposto: 'Sì, sì, pazza per il Signore che mi ama'. E dicendo così mi fece un grande sorriso. L' ho guardata in silenzio e mi sono detta: 'Ma questa ha gia' letto l'enciclica'. Ho capito allora quanto sia importante diffondere anche questo documento, o per lo meno parlare senza stancarci dell'amore di Dio a questa gente tanto semplice, ma altrettanto sapiente, che non ha fatto corsi di teologia, ma attraverso gli eventi della vita scopre l'amore del Signore per ciascuno di noi, un amore personale che rende felici, anche quando si è considerati pazzi. E' stata per me una grande lezione.

Dev'essere molto bello!
Mayada è una giovane musulmana di 24 anni. Lavora come analista all'ospedale. Non ha letto l'enciclica, ma ieri sera, mentre ero a casa sua per una visita a sua madre, mia ex alunna, è sorta la domanda: "Cosa pensi di Allah e chi è per te?" Ne è seguita una conversazione interessante che riassumo in breve: "Allah per me è il Grande, colui al quale mi rivolgo nelle mie necessità. A lui parlo della mia vita, delle mie gioie e delle mie difficoltà, perché Lui è Amore e da Lui sono amata. Quando nella mia vita faccio qualcosa poco buono o che mi disturba, in qualunque posto mi possa trovare, mi raccolgo un attimo, mi metto alla sua presenza e gli chiedo perdono promettendo di evitare di ripetere quello sbaglio e …subito ritrovo la mia pace. So che voi cristiani lo chiamate papà, ma penso che sbagliate, perchè il papà terreno è una persona con molti limiti, come tutti, e non sempre i papà sono buoni con i loro figli. In questo modo degradate Allah che è perfetto, gentile, che ci comprende, ci vuol bene sempre ed è superiore a tutto e a tutti in un modo tale che noi non possiamo neppure spiegare. Noi ora lo pensiamo attraverso la creazione, perchè ha fatto questa nostra terra che è così bella, ma alla nostra morte lo vedremo faccia a faccia e… deve essere molto bello". Mentre parlava, il volto di Mayada si illuminava e sembrava ancora più bella; fra l'altro è molto bella e gentile.
da Port Sudan - Lina Costalunga - missionaria insegnante

Con quello che la guerra ci ha tolto…
Ho letto insieme ad altre persone l'enciclica "Dio è amore". E' molto bella e scritta non solo per noi cristiani, ma per tutta l'umanità, indipendentemente dalla religione, perchè Gesù ha amato tutti e per tutti ha dato la sua vita. Siamo convinte che dobbiamo meditarla a lungo perchè metterla in pratica è molto difficile. Con tante ferite e traumi che ci portiamo dentro a causa della lunga guerra e quello che questa ci ha tolto è difficile perdonare e dimenticare, ma lo vogliamo fare. Ci siamo imposti, con pazienza e tempo, di riuscire a seguire la via dell'amore e le linee che ci ricorda il santo Padre. Dio è amore e dobbiamo lasciarci amare da lui, imparando da lui ad amarlo anche perdonando.
Natalina - gruppo vedove di Port Sudan

Un desiderio d'amore
Nessuno si stanca di sentire parlare d'amore, specialmente nel momento attuale in cui il materialismo ha acceso e risvegliato nuovamente un desiderio d'amore nella sua forma più autentica, Dio, perché questa voglia alberga nel cuore umano! Così come la genesi e la fine di tutte le cose, come la forza che muove il mondo, è quanto mai appropriato che Benedetto XVI inizi il suo pontificato con un insegnamento che tocca in profondità il cuore di chi crede. Con questa lettera, io vedo il Papa in una nuova luce: lungi dall'impressione di 'distante e dogmatico' suscita invece un vincolo di familiarità con ogni persona umana. Secondo me, questa Lettera farà entrare il Papa nel cuore dei Cristiani come il loro padre amorevole, maestro e direttore spirituale e forse come un uomo che li comprende a fondo. Dal mio punto di vista, questa Lettera si prefigge di risvegliare il desiderio più profondo del genere umano e di riorientare il suo cammino verso l'Amore.
Dominic Dipio - Università di Makerere - Uganda

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MARIA di MAGDALA
nel film "JESUS " di Roger Young
di Dominic Dipio

Particolarmente sensibile ed attenta alle opere artistiche e letterarie, come critica del settore, Dominic Dipio, docente universitaria a Makerere University - Uganda, ha elaborato per femmis un analisi del film "JESUS" di Roger Young's. Stralciamo per questa rubrica il suo punto di vista sul personaggio Maria di Magdala. Maria di Magdala nel film "JESUS" di Roger Young

Il film "Jesus" di Roger Young, si differenzia da tanti altri perché presenta Gesù semplicemente come il figlio di Maria e Giuseppe, ben inserito nella sua comunità. Come aspirante falegname gira con il padre per cercare lavoro e arriva a scoprire la sua piena identità solo gradualmente, dopo la morte di Giuseppe. Dal film emergono prepotentemente: l'amore, l'amicizia, l'uguaglianza tra uomo e donna.
Gesù tratta come amico chiunque lo avvicina ed ha lo stesso tratto con donne ed uomini. Il film infonde fede in Gesù che pur essendo figlio di Dio ha condiviso la sua vita con l'umanità; sottolinea che noi siamo corpo e anima, materia e spirito con il bisogno e la potenzialità di sviluppare queste due dimensioni della nostra identità, proprio come Gesù.
Il potere di questo film sta nel percorso di crescita di Gesù nella fede e nell'amore: un film degno di essere visto da chiunque desidera riincontrarsi ed innamorarsi di Lui!
Maria di Magdala che appare, all'inizio, come una professionista del sesso, dà l'impressione di essere pienamente libera e in grado di gestire la situazione. Si rivolge ai propri clienti con le parole: "Quando lo decido io, non tu!". In un secondo momento appare in mezzo alla folla che segue Gesù, attirata da una forza irresistibile verso di lui. I suoi occhi sfuggenti tradiscono inquietudine, insicurezza, ricerca di qualcosa di diverso da ciò che le offre il suo mondo di esperienza. Si trova tra la folla quando viene portata davanti a Gesù la donna colta in adulterio e si commuove nel vedere come viene trattata dal maestro. Gesù nota la sua inquietudine, la invita a seguirlo, ma lei…
Maria M: Vado dove voglio io! Io sono libera!
Gesù: Tu non sei libera, ma potresti diventarlo.
Maria M: L'hai trattata come se valesse qualcosa!
Gesù: Certo, e anche tu vali!
Maria non riesce più a resistergli, anche se non lo confessa apertamente, e continua a restare in mezzo alla folla che lo segue ovunque. E' presente quando Gesù predica le Beatitudini e ha la sensazione che lui sminuisca ed offenda sua madre quando dice: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola del Signore e la vivono". Va in cerca della Madonna per esprimerle la sua simpatia a causa dell'insensibilità del figlio nei suoi confronti. Si presenta a Maria come una "prostituta" ma Maria, la madre, risponde: "Io non giudico". Anche se tenta di paragonare Gesù agli altri uomini, Maria di Magdala riconosce che qualcosa in lui la sconcerta. Maria, la madre, le dice: "In lui c'è qualcosa di più grande".
L'amicizia che si sviluppa tra Maria, la madre, e Maria di Magdala fa sì che quest'ultima venga presentata a Gesù come un'amica, durante una riunione. E quando afferma di essere una prostituta, Gesù replica: "Lo eri una volta, non ora!". E questa risposta segna la svolta decisiva. In un incontro successivo c'è la totale confessione da parte di Maria Magdala, che con gli occhi pieni di lacrime, dice a Gesù: "Se fossi un uomo, sarei il tuo discepolo più leale". Gesù la rassicura, le dà pienezza di vita e da quel momento diventa una seguace intrepida. Quando Gesù viene arrestato, va a casa della madre per consolarla e partecipare al suo dolore. L'amicizia tra le due Marie fornisce un tocco nuovo alla narrazione.


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IL SUCCESSO
Una prospettiva ugandese
/ 1° parte
di Dominic Dipio
docente di letteratura alla Makerere University Uganda

Dopo aver intervistato dieci donne di diverse età e ambienti, Dominic Dipio offre la sua visione ed esperienza
personale di successo.


Irene Kulabako, presentatrice della TV ugandese
Per me il successo è riuscire ad influenzare e cambiare in meglio la vita di qualcuno, attraverso il mio programma televisivo.

Winnie Nankya, insegnante, 40 anni
Vedere i miei studenti superare gli esami con ottimi voti, e diventare persone importanti ed oneste nella vita, mi dà una sensazione di successo e soddisfazione perché vuol dire che hanno seguito con serietà quello che ho insegnato loro.

Betty Kamya, impegnata in politica
Il successo visto su ampia scala è una miglior sicurezza sociale, come ad esempio vivere in una casa di proprietà; riuscire ad essere una buona madre pur facendo carriera politica; vedere il mio partito vincere le elezioni e soddisfare le promesse fatte al popolo. Da un punto di vista morale, significa essere felici con quello che si ha, sia a livello familiare che nella sfera pubblica.

Victoria Okello, 69 anni, madre di dieci figli
Il successo è adoperarsi per un buon matrimonio; essere una brava massaia e dedicarsi ai propri figli; avere un affetto materno non solo per i propri figli ma nei confronti di chiunque, così da meritare la benedizione di Dio. Per me, è essere stata capace di crescere bene i miei figli ed adesso prendermi cura dei nipotini.

Joyce Kalanzi, commerciante, 45 anni
Badare ai miei bambini, pagare le tasse scolastiche fino al completamento degli studi universitari, risparmiare ed investire denaro per la vecchiaia, questa è la mia idea di successo.

Aisha Ibrahim, agente turistico
Successo significa raggiungere una buona educazione, ottenere un lavoro appagante, avere un matrimonio felice e dei figli.

Babirye Ann, 24 anni, operaia in un panificio
Successo è essere capace di mantenersi finanziariamente e fare le cose che si desiderano, senza sentirsi obbligata a farle per forza.

Harriet Akinyi, avvocato, 34 anni
Il successo per me significa la prosecuzione della mia carriera. Fin dall'inizio, interessandomi della mia carriera, sono stata in grado di mantenere la mia famiglia e di condividere con mio marito varie responsabilità. Ho ottenuto molto dalla mia carriera e perciò, per il mio successo, mi concentro su di essa più che su qualsiasi altra cosa.

Deborah Namazzi, studentessa, 22 anni
La chiave del successo sta nel completare gli studi e riuscire ad avere un buon lavoro; l'aspirazione maggiore però è quella di andare in cielo dopo aver vissuto sulla terra.

Milly Mirembe, donna d'affari, 26 anni
Il successo consiste nello sposarsi ufficialmente, con matrimonio religioso e non la coabitazione con un uomo che non ha pagato la dote della sposa. Il massimo sarebbe che arrivassero dei figli, essere capace di crescerli bene, riuscire ad avere un lavoro migliore, costruire una casa per i genitori e soprattutto essere felice con il marito.

… e per me?
Per la sottoscritta, una religiosa che insegna in una università pubblica con più di 30 mila studenti di varie età, classi sociali, moralità, sesso, è una grande gioia riuscire a comunicare con i miei allievi e generare una differenza qualitativa nella loro vita. Se questi studenti, dopo aver terminato l'università, tengono come punto di riferimento e mettono in pratica nel loro luogo di lavoro alcuni dei valori che hanno acquisito atraverso la mia mediazione di insegnante, sento un gran senso di soddisfazione.
Fin dal 2003, quando sono ritornata ad insegnare all'università dopo aver conseguito il Ph.D., (dottorato) ho verificato le grandi opportunità offerte dalla comunicabilità e dall'insegnamento, nonostante la schiacciante popolazione studentesca e l'ambiente universitario dove le persone sono largamente anonime. Capisco che forse io non sono del tutto anonima in questa comunità quando gli studenti chiedono di intervistarmi per far fronte alle richieste del loro corso di studi che prevedono la stesura di un elaborato su una persona della comunità universitaria, che essi ritengono interessante.
Tra il 2004 e il 2005, cinque studenti nei Dipartimenti "Literature and Communications Skills" mi hanno contattato per delle interviste. So anche che, specialmente nelle classi più giovani, godiamo dei nostri incontri perché spesso parte della classe passa a sessioni interattive. Questa è una grande opportunità per condividere e modellare valori.

SUCCESS
the Ugandan perspective /2nd part

Women who have achieved success
never stop

The views of the women above show some recurrent features about success:
- That success is not an individual achievement' it is not an end in itself: it involves sharing the best part of oneself with others.
- For a woman, it is broad-based: it involves harmoniously balancing the various roles she plays in society: at home and in the public sphere.
- For the more traditional women, stable marriage, having children and focusing on their education spells success; while for younger career women, focus on their profession is the avenue to success both in the domestic and public sphere: career is seen as empowering: in short, it is about how well a woman is able to play her multiple roles.
- Being successful both in the public sphere and in the domestic sphere is still a challenge for most women; and yet this is the desired equation.
- Women who have achieved success never stop: there is always something more, something new to do: the sky is the limit for them.
- One's success is also an opportunities for others.
- The obstacles successful people meet work as stepping-stones.


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FOTO della settimana
MOZAMBICO
Danzare la fede

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